lunedì 27 luglio 2015

C'è merito e merito

Questo è un brutto mondo. C'è gente cattiva che fa cose cattive. E poi c'è gente cattiva che dice cose cattive. Magari dopo che qualcuno ha fatto una cosa cattiva.
Prendi per esempio un caso di stupro. Concordiamo sul fatto che è una cosa cattiva, fatta da gente cattiva. Tutti lo condannano. Ma non è sufficiente. Accusare il colpevole, non è sufficiente. Ci vuole anche qualcun altro, da accusare. E qui la gente si divide principalmente in due tronconi.
Il primo, quelli che accusano coloro che non lo hanno fatto, ma potrebbero farlo. Quindi, tutti gli uomini, o la società moderna maschilista misogina patriarcale bla bla bla (tranne ovviamente chi accusa), sono colpevoli. Poco importa se la stragrande maggioranza degli accusati è composta da non stupratori, anzi, da persone che interverrebbero per impedire lo stupro. Non importa se il loro astenersi dal commettere violenza è la soluzione che se applicata universalmente porterebbe alla cessazione immediata delle violenze. E nulla importa anche il fatto che la loro avversione per questo comportamento porti a impedirne l'attuazione in loro presenza. Hai lo strumento che lo stupratore usa per il suo crimine, quindi sei colpevole. Difficile immaginare che possa essere accettato un simile ragionamento possesso dello strumento/volontà di commettere l'abuso in altri casi. Non so, tipo la prostituzione.
Il secondo troncone, quelli che accusano la vittima di essersela cercata. Era vestita poco. Girava da sola di notte. Era promiscua. Insomma, non importa la sua volontà e il suo diritto a non essere importunata, se ha tenuto comportamenti "poco sicuri" è colpa sua. Un discorso del menga, non c'è dubbio. Eppure, divino Anubi, in questo caso, i parallelismi sono bene accetti. Anche da chi considera questo ragionamento una cazzata abnorme. Pensati, uno che lascia il Cayenne incustodito all'aperto, in un quartiere malfamato, e glielo rubano. "Se l'è cercata" dicono. "Gli sta bene" aggiungono. Il suo diritto a non essere derubato sfuma, di fronte alla consapevolezza che non ha fatto del suo meglio per evitare il sopruso. Un po' come sostengono quelli che se vai in discoteca con la gonna corta, il tuo diritto a non farti toccare il culo dal primo che passa, lo perdi.
E in tutto questo ragionamento perverso, oh magnifica divinità dall'aspetto canino, non capisco la logica. Perché qualcuno si dovrebbe sentire in colpa per qualcosa che non farebbe mai? Per quale motivo alcune vittime possono essere messe all'indice come responsabili del proprio male per non aver fatto abbastanza per impedirlo, mentre altre no? Perché non si può prendere atto dell'esistenza di gente cattiva e agire di conseguenza, non dando loro l'opportunità di nuocere, invece di far finta di niente e poi alzare il dito contro chi non ha nessuna colpa?
Ah, perfettissimo Anubi, ti prego di notare che ho evitato di parlare di quelli che provano immensi orgasmi quando possono portare questi episodi a sostegno dei loro preconcetti su quali siano le peggiori categorie di persone (stranieri, italiani, ricchi, poveri, preti, militari o "gente per bene"). Per quelli bisogna rivolgersi direttamente a tuo cugino.

martedì 21 luglio 2015

Le due carte e mezzo da mille

Lo so, sono passati 13 anni, ma a volte è più forte di me. Non riesco a fare a meno di ragionare in lire. Sarà che non avevo indipendenza economica quando c'erano e quindi le centellinavo, o che mi sono rotto i maroni per cinque anni a studiare fatture, bilanci e balle varie da ragionieri con importi in lire, ma ogni volta che mi trovo a ragionare sui prezzi, scatta la conversione.

Non che sia sempre un male, specie se si valuta l'incremento dei prezzi di quei beni a cui non hai fatto molto caso negli ultimi tre lustri. O se rifletti su quali siano i motivi che ci hanno portato a "impoverirci", se la colpa è della Germania cattiva, di Prodi o del fatto che siamo una manica di stronzi.

E come sempre torna il solito tormentone, che quello che prima costava mille lire, oggi costa un euro, in barba al cambio presunto di millenovecentoespicci, con un'inflazione rilevata che non giustifica questa cosa.

E la birra media da cinquemila lire, oggi sta a cinque euro. Il caffè da millequattro o millecinque, ora si trova a un euro, uno e venti. La pallina di gelato da millecinque o duemila in caso di ladrata, te la spacciano tranquillamente per due euro e mezzo.
Tutta colpa dell'aumento della benzina, dicono alcuni, che si ripercuote su tutto il commercio con rincari sul ricarico. Anche se da millenovecentoerotti è arrivata a unoessessanta, un aumento del sessanta percento. E intanto un mezzo litro di acqua ad un bar del menga costa un euro,  un euro e venti o tranquillamente un euro e mezzo. Venti anni fa un bar ladro in spiaggia a Sottomarina per una bottigliacda due litri mi ha spillato quattromila lire, attestandone il prezzo al litro appena al di sopra di quello della benzina, mentre oggi un bar incancrenito te la mette tranquillamente ad un prezzo doppio di quello della benzina. E la gente ciancia di auto ad acqua per risparmiare.

Ma, o divino Anubi, quello che più mi scartavetra le gonadi oggi è che l'unico stracazzo di bar che tiene gelati confezionati in una delle zone più centrali della città, per un pezzo di ghiaccio al gusto di limone, retto da un pezzetto di liquirizia, peraltro imitazione dell'originale, mi ha fottuto un euro e venti.

Due carte e mezzo da mille. Per un ghiacciolo. O potente Anubi, l'esserti devoto ha un certo retrogusto dolce amaro. Tipo limone e liquirizia.