Prendi per esempio un caso di stupro. Concordiamo sul fatto che è una cosa cattiva, fatta da gente cattiva. Tutti lo condannano. Ma non è sufficiente. Accusare il colpevole, non è sufficiente. Ci vuole anche qualcun altro, da accusare. E qui la gente si divide principalmente in due tronconi.
Il primo, quelli che accusano coloro che non lo hanno fatto, ma potrebbero farlo. Quindi, tutti gli uomini, o la società moderna maschilista misogina patriarcale bla bla bla (tranne ovviamente chi accusa), sono colpevoli. Poco importa se la stragrande maggioranza degli accusati è composta da non stupratori, anzi, da persone che interverrebbero per impedire lo stupro. Non importa se il loro astenersi dal commettere violenza è la soluzione che se applicata universalmente porterebbe alla cessazione immediata delle violenze. E nulla importa anche il fatto che la loro avversione per questo comportamento porti a impedirne l'attuazione in loro presenza. Hai lo strumento che lo stupratore usa per il suo crimine, quindi sei colpevole. Difficile immaginare che possa essere accettato un simile ragionamento possesso dello strumento/volontà di commettere l'abuso in altri casi. Non so, tipo la prostituzione.
Il secondo troncone, quelli che accusano la vittima di essersela cercata. Era vestita poco. Girava da sola di notte. Era promiscua. Insomma, non importa la sua volontà e il suo diritto a non essere importunata, se ha tenuto comportamenti "poco sicuri" è colpa sua. Un discorso del menga, non c'è dubbio. Eppure, divino Anubi, in questo caso, i parallelismi sono bene accetti. Anche da chi considera questo ragionamento una cazzata abnorme. Pensati, uno che lascia il Cayenne incustodito all'aperto, in un quartiere malfamato, e glielo rubano. "Se l'è cercata" dicono. "Gli sta bene" aggiungono. Il suo diritto a non essere derubato sfuma, di fronte alla consapevolezza che non ha fatto del suo meglio per evitare il sopruso. Un po' come sostengono quelli che se vai in discoteca con la gonna corta, il tuo diritto a non farti toccare il culo dal primo che passa, lo perdi.
E in tutto questo ragionamento perverso, oh magnifica divinità dall'aspetto canino, non capisco la logica. Perché qualcuno si dovrebbe sentire in colpa per qualcosa che non farebbe mai? Per quale motivo alcune vittime possono essere messe all'indice come responsabili del proprio male per non aver fatto abbastanza per impedirlo, mentre altre no? Perché non si può prendere atto dell'esistenza di gente cattiva e agire di conseguenza, non dando loro l'opportunità di nuocere, invece di far finta di niente e poi alzare il dito contro chi non ha nessuna colpa?
Ah, perfettissimo Anubi, ti prego di notare che ho evitato di parlare di quelli che provano immensi orgasmi quando possono portare questi episodi a sostegno dei loro preconcetti su quali siano le peggiori categorie di persone (stranieri, italiani, ricchi, poveri, preti, militari o "gente per bene"). Per quelli bisogna rivolgersi direttamente a tuo cugino.